1. Individuazione del problema
Tra tutti gli eventi naturali che potevano prendere in considerazione per il nostro progetto abbiamo optato per uno abbastanza presente e frequente nel nostro territorio, l'Alto Adige. La nostra regione è prevalentemente montuosa, è ricca di piste da sci e le attività come alpinismo e sci fuori pista sono molto praticate. Gli incidenti legati alla formazione di valanghe in questo momento sono piuttosto frequenti.
Abbiamo deciso di approfondire questo tema e di provare a progettare un sistema che migliori le possibilità di sopravvivenza per tutti quelli che, spericolati o soccorritori, rimangono sepolti
Sul mercato esistono già diversi prodotti utili in queste situazioni. Alcuni mirano a rendere più rapida possibile la localizzazione della vittima. Si tratta dei sistemi Arva e Recco. Il sistema Arva emette un segnale che può essere rilevato dallo stesso apparecchio. Infatti quando un compagno di escursione rimane sepolto, gli altri possono subito mettere il loro Arva in modalità di ricezione e cercarlo. Una volta trovato con un sondino lo si individua con maggiore precisione e si inizia a scavare. Nel frattempo ovviamente si chiamano i soccorsi.
Il sistema Recco invece non prevede l’uso di un apparecchio elettronico per il segnale, ma solo di un riflettore incorporato nell’abbigliamento. Quindi è più semplice e non richiede batterie di alimentazione. Chi invece si occupa delle ricerche deve avere un apposito ricevitore che può funzionare anche da un elicottero. In qualche caso la presenza di acqua può rendere meno efficace il segnale.
Entrambe questi sistemi sono indispensabili e permettono di iniziare a scavare subito nel punto esatto. Purtroppo però in tutti e due i sistemi rimane un grosso problema: se nessuno ha assistito all’incidente e quindi non può lanciare l’allarme, i tempi si soccorso non sono più compatibili con la sopravvivenza.
Esistono altri sistemi per prevenire i danni provocati dal seppellimento. In particolare i freerider, che vanno a sciare in neve fresca lontano dalle piste con sci o snowboard, spesso utilizzano un apposito dispositivo, chiamato A.B.S. (Avalanche Airbag System), cioè uno zaino con due airbag incorporati, che permettono di "galleggiare " sulla valanga e di rimanere sepolti al massimo sotto un 20-30 cm di neve. Questo sistema è in dotazione anche ai soccorritori.
Questo strumento non è però molto amato dagli appassionati di queste pratiche per il peso e l’ingombro. Secondo un esperto di soccorso che abbiamo contattato non è molto usato e solo chi pratica questo sport a livelli più estremi lo utilizza. Inoltre secondo alcuni studi più approfonditi, la percentuale di sopravvivenza non sarebbe così elevata come dichiarato dalla casa produttrice. Anche il costo non è indifferente, fino a 900 euro e purtroppo spesso in questo settore si è disposti a spendere cifre molto alte per abbigliamento e sci, ma si tende a sottovalutare il valore della sicurezza.
Un altro sistema che si chiama Avalung consiste in un sistema che filtra l’aria rimasta a disposizione del sepolto allontanando la CO2 e migliorando quindi la qualità dell’aria rimasta a disposizione della vittima. In questo modo però non si aumenta l’aria a disposizione e nel caso che non si formi una sacca d’aria si rivela inutile. Un altro problema che si può presentare è la difficoltà a mantenere saldo il boccaglio durante il trascinamento.
Ci siamo resi conto che in questo settore è difficile fare prevenzione. Il fascino di queste pratiche porta a ignorare i bollettini delle valanghe e le più semplici regole di sicurezza. In questo periodo molti servizi televisivi evidenziano come molto spesso gli sciatori siano sprovvisti anche di Arva, sondino e pala, ovvero della dotazione essenziale per gestire l’emergenza.
Fatte tutte queste considerazioni abbiamo provato a pensare ad uno strumento che possa migliorare le probabilità di sopravvivenza in caso di seppellimento, cercando di creare uno strumento leggero, maneggevole, meno costoso. L’idea nata è quella di dare ossigeno alla vittima e fare in modo che possa resistere almeno durante il tempo in cui l’organismo può resistere al freddo.
Solo dopo aver iniziato il nostro lavoro al progetto abbiamo scoperto dai giornali che un importante istituto di ricerca, l’Eurac (Accademia Europea di Ricerca) ha iniziato uno studio sulle caratteristiche dell’aria che rimane a disposizione di un sepolto sotto la neve. Lo scopo della ricerca è proprio quello capire come questi fattori possono influenzare le possibilità di sopravvivenza. Questa scoperta ci ha motivato ulteriormente ad approfondire il tema della nostra ricerca.