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2. Analisi del problema

Al fine di approfondire lo studio del nostro problema ci sembrava innanzitutto necessario conoscere le caratteristiche della neve e delle valanghe.

Formazione della neve: è un fenomeno che si genera come tutte le precipitazioni da una fase di raffreddamento delle masse di aria. Quando l'aria raggiunge la più alta concentrazione di vapore acqueo che può sostenere a quella temperatura, diventa satura e si può generare la precipitazione A questo punto per la neve è necessaria la formazione del germe di ghiaccio. Per creare i germi di ghiaccio è fondamentale la presenza di nuclei di raffreddamento. Essi sono polveri solide, simili al ghiaccio e permettono un'efficace e più facile fase di congelamento delle gocce (intorno ai -12). Senza questi nuclei la temperatura dovrebbe essere molto più bassa e la neve alla nostra latitudine sarebbe rara. Quando le gocce si scontrano con i nuclei di raffreddamento, formano i germi di ghiaccio valanghe (embrioni, sono piccole particelle di ghiaccio con una struttura di forma esagonale e cristallina). La crescita del germe di ghiaccio dà vita a cristalli con aspetti molto vari a seconda della temperatura e del grado di umidità.

La neve può poi modificarsi in base alle diverse condizioni che incontra in aria e al suolo e in base a queste costituire strati diversi con caratteristiche di coesione molto importanti dal punto di vista della formazione delle valanghe. La neve “pallottolare” per esempio è costituita da cristalli formati in masse nuvolose turbolente. Ha l’aspetto a fiore di mimosa e può costituire un piano di slittamento all’origine di valanghe.

Al suolo il cristallo subisce dei metamorfismi (tre diverse trasformazioni):

-primo caso: il metamorfismo si forma quanto il cambiamento di temperatura del manto di neve è debole e i grani di neve prendono una forma arrotondata. Questi grani si legano tra loro. A questa trasformazione dobbiamo la coesione e l'assestamento delle nevi.

-secondo caso: i grani sotto sono più caldi e la variazione di temperatura dal manto di neve è media. Il livello superiore sublima allo stato gassoso, il vapore ghiaccia subito creando un velo gelato. Si creano grani angolosi, a facce piane e sfaccettati e strati di neve meno stabili.

-terzo caso: quando la variazione di temperatura del manto è alta e duratura, i grani a facce piane continuano a svilupparsi. I grani diventano piramidi striate che vengono chiamati anche cristalli a forma di calice, perché essi sono concavi e profondi. Questi cristalli non hanno coesioni tra loro e rendono il manto molto instabile.

Il vento durante le precipitazioni può influire sulla stabilità del manto nevoso. Con vento scarso la neve si compatta bene e si deposita in modo uniforme. Con vento medio si possono formare accumuli meno stabili, mentre con vento forte questo rischio aumenta molto e gli ammassi nevosi depositati dal vento sono molto pericolosi. Anche l’umidità (ovvero la presenza di acqua nel manto) può determinare instabilità. Infatti oltre una certo livello di acqua può comportarsi come un liquido denso e generare le valanghe tipiche del periodo primaverile. In questi periodi dell’anno la neve è molto coesa nelle ore più fredde, ma durante il giorno diventa estremamente pericolosa.

Formazione delle valanghe

La valanga è una massa di neve o una massa ghiacciata che si separa dalla cima di una montagna e cade a valle scorrendo per i pendii, continuando ad aumentare la sua massa durante la sua precipitazione, portando con se dietro altra neve e alcuni detriti travolgendo tutto quello che trova durante la sua caduta. Possono innescarsi a causa di uno spostamento d'aria o vibrazioni provocate dal vento, animali e persone.

In linea di massima le valanghe si generarono per la cattiva coesione di uno strato di neve con quello inferiore precedente e questo dipende dal tipo di neve e dalle condizioni al suolo.

La zona di distacco: è la zona dove vi è la formazione della valanga. Si trova nelle creste e nei dorsi sopra la vegetazione. La valanga per muoversi deve avere a disposizione un pendio di almeno 30 gradi. Il luogo di distacco è influenzato dalla quota, dal terreno e dai vegetali.

La zona di scorrimento: si trova tra il distacco e l'arresto, è la zona in cui la valanga aumenta arriva alla sua massima velocità.

La zona di accumulo: è il punto in cui la neve continua a diminuire di velocità fino ad arrestarsi. Questa zona è un grande ripiano oppure un fondovalle. Le valanghe possono rallentare anche per ostacoli come gli alberi.

Tipo di distacco:

Ci sono due possibilità per provocare una valanga: il distacco puntiforme provoca una valanga debole e il distacco lineare, che causa i fenomeni più grandi.

Tipi di valanghe

Le valanghe a debole coesione:

Si originano a causa di piccoli componenti di neve incoerenti e cadendo si continua a propagare, allargandosi sempre di più. Per far provocare delle valanghe a debole coesione ci vogliono pendii con pendenze superiori ( 40 - 60 gradi). Le valanghe a debole coesione si formano solitamente in inverno dopo grandi nevicate.

Le grandi valanghe (a lastroni):

Avvengono per una separazione di un lastrone di neve coerente con la neve. La neve si rompe per pezzi e questi si spezzano in parti sempre più piccole durante la caduta. I fenomeni delle valanghe a lastroni possono essere di fondo o superficie.

La maggior parte delle volte avvengono su pendii tra 30 a 50 gradi. Molte volte sono causate dagli sciatori e quindi vengono dette provocate. Sono per questo motivo quelle che più spesso riguardano incidenti con vittime.

Le valanghe di neve umida:

La neve che contiene acqua liquida è chiamata neve bagnata o umida. Le valanghe a neve umida sono tipiche in primavera. Sono caratterizzate da una velocità tra 30 e 50 km/h, ma con la loro alta densità travolgono tutto ciò che incontrano durante la caduta e possono provocare seri traumi proprio per il peso. Anche queste provocano spesso vittime e si possono generare anche con pendenze inferiori ai 30 gradi.

Le valanghe di neve asciutta:

La neve si lega all'aria e forma una sorta di nube ed essa scende a velocità molto alte, fino ai 300 km/h. Oltrepassano facilmente gli ostacoli. Questa è chiamata con il nome di valanga nubiforme.

Da questa analisi abbiamo capito che le condizioni per la formazione di una valanga sono diverse e che quindi i pericoli sono molti e non sempre facili da valutare.

Gli incidenti da valanga:

In Europa ogni anno ben oltre un centinaio di persone muore  sepolto da una valanga. Secondi i dati statistici ben l'80% dei decessi è causato dalle spericolate escursioni fuori pista. Un altro dato statistico preoccupante è che ogni 100 incidenti si contano ben 56 morti. Grazie alle nuove tecnologie i decessi sono diminuiti di parecchio, ma le attività sulla neve con il passare del tempo sono sempre più praticate. Da un lato aumentano i sistemi di prevenzione, controllo e soccorso, dall’altra sono in grande aumento i praticanti che spesso affrontano queste attività senza esperienza e competenza mettendo a rischio se stessi e i soccorritori che dovranno intervenire. In questo periodo anche la moda di passeggiare con le ciaspole sta creando grossi problemi, perché questi escursionisti sono meno preparati, escono in genere in orari poco adatti alle escursioni in neve fresca e non si considerano soggetti a rischio. Un’analisi svolta in Alto Adige ha dimostrato infatti che questa categoria ignora quasi totalmente i bollettini di pericolo valanghe.

L’esperto di soccorso che abbiamo interpellato, Marino Turri, ha partecipato a diversi interventi di soccorso e ci ha dato informazioni preziose.

Le probabilità di salvarsi sono legate prima di tutto alla possibilità di avere soccorsi tempestivi, che significa avere avuto testimoni, meglio se dotati di Arva che iniziano le ricerche e lo scavo prima dell’arrivo dell’elicottero.

Ovviamente in caso di seppellimento parziale con la possibilità di respirare la sopravvivenza è molto alta (95%). In caso di seppellimento totale invece il tempo di sopravvivenza è legato a tre fattori importanti: traumi riportati durante il trascinamento a valle, mancanza di ossigeno nei primi 20-30 minuti, ipotermia dopo questo primo periodo.

Secondo i dati elaborati dall’Eurac research di Bolzano infatti il 17,3% muore a causa dei traumi riportati nel trascinamento, l’81,7% per asfissia e solo l’1% per ipotermia. 

Questo grafico mette in relazione il tempo di seppellimento in minuti con la percentuale di sopravvivenza. Si può notare il brusco calo nei primi minuti dovuti a gravi traumi. Subito dopo si stabilizza per poi crollare nei successivi 35-40 minuti dal 91% al 34% nella fase chiamata di asfissia. Dopo 60 minuti il valore si stabilizza di nuovo e verso i 120 crolla definitivamente sotto il 10%. In questa fase la causa principale di morte è l’ipotermia, il corpo si raffredda, si riduce la circolazione periferica e si raffreddano prima le estremità e poi gli organi smettono gradualmente di funzionare

Questo grafico ci dice chiaramente che nella fase di asfissia diventa determinante la disponibilità di ossigeno. Un sepolto che si trova con le vie aere ostruite ha pochi minuti di sopravvivenza e può solo sperare di essere in compagnia di persone in grado di scavare subito. Quando invece davanti al viso della persona si crea fortunosamente una sacca d’aria la vittima può resistere più tempo. Abbiamo anche osservato che il tempo di sopravvivenza al termine della fase di asfissia è compatibile con i tempi medi di soccorso che l’esperto ci ha indicato (nell’arco alpino, in condizioni favorevoli, un elicottero può arrivare 20 minuti dopo la chiamata).

Il primo grafico evidenzia in rosso la fase si asfissia e il crollo nella percentuale di sopravvivenza, nel secondo abbiamo provato a ipotizzare che l’ossigeno permetta di arrivare fino a 60 minuti. Così probabilmente è troppo ottimistico, ma l’idea è di ridurre al minimo i rischi legati all’ipossia e di portare le vittime a resistere fino all’ipotermia. 

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